Tra pixel e pelle: la costruzione dell’identità adolescenziale nell’intreccio tra mondo reale e digitale
Pubblicato 17.09.2025
Parole chiave
- Editoriale,
- Identità adolescenziale,
- Mondo digitale
Come citare
Copyright (c) 2025 Lucia Luciana Mosca

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Abstract
“Il mondo ti chiederà chi sei, e se non lo sai, il mondo te lo dirà”
Carl Gustav Jung
Il tema della massiccia diffusione dei social e dell’utilizzo immersivo, monopolizzante l’attenzione della cosiddetta “Generazione Z” [1], è stato variamente approfondito ed esaminato in diversi campi. È fuori da ogni dubbio quanto questo utilizzo abbia una conseguenza diretta e quasi immediata sui processi di socializzazione di chi trascorre all’incirca la maggior parte del proprio tempo nel cyberspazio, smarrendo non solo la capacità di svilupparsi personalmente nel mondo reale ma anche l’opportunità di acquisire quelle abilità di interazione concreta che consentono comunicazioni efficaci. L’identità si forma ed emerge all’interno del contesto sociale e rappresenta il distillato delle caratteristiche psicologiche, culturali, esperienziali ed emotive sommate all’immagine che si ha di sé stessi [2]. Lo sfondo, il contesto, entro il quale si situa attualmente l’evolversi del processo di individuazione [3] non è tanto rappresentato dall’ambiente sociale concreto ma da un ambiente immateriale, non tangibile, in cui l’occasione di esistenza del corpo (proprio e dell’altro) è del tutto assente. In tale ambiente la possibilità di accedere ad informazioni pressoché illimitate, a contenuti di vario genere costantemente disponibili facilitati dalla diffusione di reti wireless che consentono l’online praticamente ovunque, determina il verificarsi di condizioni di sviluppo del tutto diverse da quelle precedentemente sperimentate e che sono assoggettate all’influenza della rete internet sulla psiche, sul benessere fisico e sulla visione del mondo e di sé stessi [4].
Il verificarsi di queste “nuove” condizioni esistenziali, costantemente nuove perché in rapida trasformazione, mette in risalto la necessità di una riflessione sempre più approfondita, da parte dei clinici che si occupano di adolescenza, sull’emergere di un diverso tipo di identità: l’identità virtuale. È un tipo di identità profondamente direzionata dalle “esigenze” comportate dall’essere sempre connessi: la velocità delle interazioni, la costante disponibilità di contatto, la densità del flusso di informazioni veicolate determinano la necessità di livelli di “presenza” online quasi costanti per il timore di perdere occasioni che potrebbero poi rivelarsi “vitali”. Questo provoca inevitabilmente un aumento della stanchezza e della contemporanea irritabilità, veicolata da una sensibilità estrema agli stimoli considerati come distraenti, nei confronti dei quali questa generazione mette in atto comportamenti anche a volte molto violenti.
Il mondo virtuale è un mondo immersivo e i social vengono sperimentati come veri e propri spazi di autopresentazione; contesti entro i quali, attraverso un avatar o un nickname, si strutturano conversazioni, si definiscono ruoli e si sperimentano anche dei conflitti acquisendo quindi, entro questi contesti, quelle competenze essenziali per l’interazione interpersonale e per la conoscenza, sviluppo e assimilazione di parti di sé che sono alla base del processo di identificazione [5]. Ne derivano inoltre dei comportamenti non adottabili nel mondo reale: il contesto virtuale offre la possibilità di sperimentare una sorta di “protezione” grazie alla mancanza della presenza fisica (sebbene una presenza sia garantita dal nickname) e contemporaneamente il contatto virtuale può essere deliberatamente interrotto semplicemente spegnendo il device che si sta utilizzando. Questo porta i giovani a sperimentare la libertà di potersi concedere forme di linguaggio anche piuttosto violente e quindi generare forme di disinibizione non altrimenti possibili, conducendo alla percezione di un senso di grandezza personale infondato. L’identità costruita attraverso e nel mondo virtuale ha caratteristiche ideali, facilitate dai materiali preconfezionati che lo stesso mondo offre: è denominata “identità da repost” [6] ed è formata da contenuti preesistenti e formali del tutto privi di unicità. L’utilizzo su vasta scala e per differenti obiettivi di materiali preconfezionati – vedi anche il ricorso sempre più massiccio alle Artificial Intellingence (AI) in luogo del pensiero autonomo – conduce al rischio, in menti giovani e identità in formazione, di perdita della naturale propensione all’autodeterminazione nonché all’assimilazione di modelli di soluzione programmati e stereotipati, alterando la capacità di adattamento creativo e originale. Questo conduce inevitabilmente alla riflessione, da parte dei clinici, sull’interrogativo in merito alla futura capacità delle nuove e nuovissime generazioni a rispondere ed adattarsi alle condizioni di vita reali, le cui leggi sono completamente diverse da quelle dello spazio virtuale, e verso quali direzioni deve necessariamente muovere un intervento di supporto psicologico che si mostri in grado di cogliere le sfide e le domande complesse che sempre più adolescenti delle nuove generazioni stanno ponendo al mondo adulto.
Riferimenti bibliografici
- Pandit, V. (2021). We are Generation Z: How identity, attitudes, and perspectives are shaping our future. Brownbooks. Orm.
- Crocetti, E., Albarello, F., Meeus, W., & Rubini, M. (2023). Identities: A developmental social-psychological perspective. European Review of Social Psychology, 34(1), 161-201.
- Corsano, P., & Musetti, A. (2012). Dalla solitudine all’autodeterminazione. Processi di separazione e individuazione in adolescenza (pp. 1-194). Raffaello Cortina Editore.
- Digennaro, S., & Iannaccone, A. (2025). Imagining another self: the use of social media among preadolescents and its body-related consequences. An exploratory study. SAGE Open, 15(1), 21582440251321364.
- SGREVA, F. Social networks e sviluppo dell’identità sessuale: gli adolescenti della generazione digitale.
- Molotokienė, E. (2020). The transformation of narrative identity into digital identity: challenges and perspectives. In Colloquium (Vol. 12, No. 2, pp. 123-133). Akademia Marynarki Wojennej. Wydział Nauk Humanistycznych i Społecznych.